Il nostro habitat di corridori è fatto di gare: con quel chiodo conficcato nel futuro si procede assicurati alla fune della programmazione per crescere di condizione. Senza, sarà l’ultimo dei problemi di questo Paese, ma ci si sente un po’ persi.

Il tema affrontato da Pietro Trabucchi alle pagine 40 e 41 di Correre di Agosto è quello del disorientamento. S’intitola infatti “Smarrire l’orientamento” il suo contributo che riguarda la concreta e poco piacevole situazione di quando ci si perde in una gara in natura. 

“Un soggetto con un buon senso di orientamento nel proprio habitat – scrive l’esperto –, se posto in un territorio completamente nuovo rischia di perdersi come chiunque altro”.

Le gare sono il nostro habitat

Il nostro habitat di corridori è fatto di gare: avere un appuntamento segnato nel calendario significa disporre di “un gancio in mezzo al cielo”, altro rinomato refrain estivo di una canzone non a caso intitolata Strada facendo; con quel chiodo conficcato nel futuro si procede assicurati e senza paura alla fune della programmazione per crescere di condizione. Senza, sarà l’ultimo dei problemi di questo Paese, ma ci si sente un po’ persi.

Segnali di vita dal “pianeta  corsa”

E allora, anche noi runner sospesi nel territorio sconosciuto di una stagione senza gare finiamo per comportarci come quei trail runner dispersi: “Chi si perde in luoghi selvaggi, infatti – afferma Trabucchi –, spesso compie un lunghissimo tragitto rispetto al punto iniziale. Capire la logica delle sue decisioni e dei suoi atteggiamenti può aiutare enormemente a delimitare l’area di ricerca”.  L’area di ricerca dei runner smarriti è nel perimetro ormai fuori controllo delle virtual race, ma segnali di vita arrivano dai primi raduni fisici, camuffati da allenamenti collettivi per non rischiare la denuncia per adunata sediziosa e dalle prime aperture a corse con partenze contingentate.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 31 luglio 2020 alle 12:09
Autore: Redazione Tuttorunning
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