La newsletter di Orlando Pizzolato. "C'è una forte correlazione tra i tempi che si ottengono in allenamento e quelli che si realizzano in gara. Questa affermazione può valere per una buona parte dei podisti. Con la maggioranza di questi è anche tutto sommato semplice fare delle previsioni cronometriche agonistiche che abbiano una buona affidabilità. Ci sono però dei podisti, in minoranza, che in allenamento rendono più che in gara, ed è molto probabile che la causa sia da imputare ad aspetti psicologici, probabilmente per delle difficoltà nella gestione delle tensioni nervose, oppure per una sorta di sopravvalutazione del proprio potenziale. Per questi è molto difficile fare previsioni agonistiche che siano attendibili, e forse è anche meglio non farle perché le stesse possono diventare un ulteriore elemento di responsabilità. I corridori che sovraperformano in allenamento hanno spesso la necessità di dimostrare a sé stessi di essere in grado di correre forte, un aspetto che – come si è soliti affermare - “mette l'animo in pace”. Sono numerosi i podisti che hanno la tendenza a fare più carico del previsto per tranquillizzare la propria autostima, che naviga tendenzialmente a bassi livelli. Ricercare buone prestazioni in allenamento può essere però anche controproducente. Non è una questione di energie fisiche, perché è sufficiente mangiare un piatto di pasta per compensare il dispendio, quanto piuttosto di forti sollecitazioni fisiologiche. Non è certo una seduta particolarmente tirata a cambiare (in bene o in male) la situazione fisica, ma è piuttosto la tendenza a persistere in questo atteggiamento. Con 4-5 allenamenti particolarmente spinti nei quali si massimizza lo sforzo, la condizione di forma può gradatamente scemare, situazione che determina disperazione per questi soggetti che reagiscono caricando ancora di più, nell'intento di mantenere un livello di efficienza che il corpo non esprime più. I più fortunati, se così si può dire, sono quelli che rendono di più in gara che in allenamento, specialmente perché le prestazioni agonistiche risultano essere una sorpresa. Credo che questa situazione (del minor rendimento in allenamento rispetto alla gara) abbia degli indubbi vantaggi a livello psicologico perché, alla fine, quel che conta è l'esito della gara e non quanto bene e forte si vada in allenamento. Certo, sostenere buone sedute è una situazione che contribuisce a sviluppare una sorta di sicurezza e affidabilità per il giorno della gara, ma ci sono podisti che si “disinteressano” dei tempi degli allenamenti. O meglio, non prestano particolare importanza a quel che rileva il cronometro perché sanno che quel che conta è il carico interno e non i dati degli strumenti. Questi soggetti hanno una grande abilità a percepire che il proprio corpo sta' “lavorando” nel modo giusto, e ciò è sufficiente per garantirsi una tranquillità interiore che fa riferimento a un buon livello di autostima. Sono i soggetti che non si allenano con le scarpe da gara; che svolgono le sedute su terreni vari, che non danno importanza al circuito piatto e perfetto, che non si fanno condizionare se il vento è contrario. Anzi, le situazioni non perfette sono occasioni di sfida".
 

Sezione: Editoriale / Data: Sab 08 giugno 2024 alle 06:40
Autore: Redazione Tuttorunning
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