Quando parlo di “meccanica di corsa” (come in queste note che riporto), intendo sia lo stile di corsa, sia gli aspetti prettamente più specifici come forza, reattività, tempi di contatto, lunghezza della falcata, eccetera.
Si tratta di un aspetto piuttosto rilevante per ottimizzare la prestazione, e proprio per questo necessita di una particolare attenzione, forse anche perché risulta stimolante da sviluppare.
Fa però effetto vedere corridori di alto livello prestazionale correre con un brutto stile e con una meccanica scadente, e a volte – anche se non spesso - battere podisti che corrono meglio.
Credo che, in definitiva, sia sempre il cosiddetto "motore" a fare la differenza nel rendimento, ma è anche vero che, a parità di potenziale, a prevalere potrebbe essere proprio quello che corre meglio e che sa adeguare il modo di muoversi in relazione alle circostanze della competizione.
Perché dunque non dedicare tempo ed energia a correre meglio?
La mia risposta è incerta, non dubbia. Conosco molti podisti che curano la tecnica di corsa e il loro stile ed efficienza sono davvero molto buoni. Quasi sempre si tratta di corridori che di natura hanno caratteristiche fisiche e abilità tecniche tali da consentire loro di correre molto bene. Questi soggetti sono “costretti” a svolgere specifiche esercitazioni tecniche, altrimenti la loro efficienza, che è un loro punto forte, scadrebbbe con significativi peggioramenti prestazionali.
Per contro, conosco tantissimi podisti che con dedizione svolgono esercitazioni tecniche specifiche e il loro stile è migliorato di ... nulla! Non sono dotati delle caratteristiche fisiche e delle capacità necessarie al miglioramento, e quindi implementare le esercitazioni tecniche è tempo perso, nonostante sia questo un loro punto debole e sarebbe molto facile migliorarlo. Invece non succede niente!
Sul cosiddetto miglioramento dello stile di corsa ho altre riserve. Per esempio, quando dico a un podista di tenere e muovere le braccia in un certo modo, e glielo ripeto decine e decine di volte, ma il podista non mette in pratica la correzzione, mi chiedo perché il suggerimento non venga recepito.
E' una questione di comprensione? il podista non capisce cosa deve fare nonostante gli abbia mostrato come fare e sia un atteggiamento semplice da applicare? Ovviamente no.
Perché dopo qualche decina di metri il podista torna a correre come sua natura? Si è dimenticato cosa deve fare, in quanto l'attenzione è rivolta ad altre situazioni. E' naturale: ci si stanca in fretta sia in termini di attenzione, sia perché la fatica e la stanchezza agiscono come elementi di disturbo.
Per questi motivi le esercitazioni tecniche dei top runner vengono svolte per periodi brevi, quasi sempre di 10-20-30 secondi, ma ripetuti numerose volte.

E' possibile quindi migliorare gli aspetti che hanno a che fare con la tecnica di corsa, ma gli effetti sono davvero molto, molto ridotti. Me lo conferma il fatto di avere impiegato parecchio tempo per indicare ad un podista cosa e come deve fare per ottimizzare l'efficienza meccanica, ma a distanza di mesi, quando lo rivedo correre, noto che non è cambiato nulla, nonostante avesse manifestato attenzione e interesse.
Insomma, è facile parlarne ma non è semplice agire e modificare, considerando anche che la corsa è un gesto elementare, che non richiede abilità motorie particolarmente sviluppate.
Si può quindi imparare a correre meglio più perché si usa la testa che non le gambe.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 14 maggio 2024 alle 06:35
Autore: Redazione Tuttorunning
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